Fotografia D.I.Y.
manuale di sopravvivenza per fotografi squattrinati

Mar
11

Ultimamente preferisco perdere il mio tempo in svariati e sollazzevoli passatempi invernali, e quindi sto trascurando un po’ questo blog.

Riapro le danze, tanto per non perdere completamente il ritmo, con un breve post,  proponendo una soluzione oltre i limiti del banale, ma che spero possa essere utile a qualcuno.

acido acetico

Chi sviluppa da sè le pellicole B/N sa bene l’effetto devastante che può avere un eventuale contatto tra il bagno di sviluppo e il fissaggio, e quindi conosce la necessità di un bagno intermedio: il bagno di arresto. Per questo bagno si utilizza l’acido acetico, che pur non essendo difficile da reperire nè abbia un costo proibitivo, si può sostituire con del semplice aceto bianco da cucina. La quantità da diluire è di circa 1/15 rispetto alla quantità di acqua (sempre, o quasi, a 20 gradi). Per oggi direi che può bastare, non appena avrò tempo vi proporrò un paio di idee sicuramente più interessanti e creative,

un saluto dal Vostro affezionatissimo.

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Gen
02

Un lightbox può essere utile per fotografare oggetti di dimensioni medio-piccole su uno sfondo omogeneo evitando ombre pesanti senza necessariamente possedere strumenti di illuminazione professionale, basterà infatti qualche lampadina (attenzione però che siano tutte della stessa temperatura, in particolare se lavorate con la pellicola colore la temperatura dovrà essere necessariamente 5600 kelvin).

Per prima cosa vi occorre un cartone di dimensioni medie, io ho avuto la fortuna di trovarne uno con le pareti bianche all’interno, ma andrà bene anche un comune cartone da imballaggio.

Ritagliate un rettangolo dalla parte superiore e lasciate soltanto qualche centimetro di bordo.

Coprite poi il vuoto con della carta trasparente (quella che si usa per ricalcare i disegni).

Ripetete la stessa operazione sui due lati.

Ora prendere un foglio di cartoncino bianco sul quale appoggiare l’oggetto da fotografare e inseritelo nel lightbox.
Se utilizzate una sola lampadina vi consiglio di posizionarla sulla “finestra” superiore della gabbia di luce, a meno che non vogliate ottenere delle ombre in una precisa direzione.

E’ consigliabile posizionare la fotocamera su un supporto, dovrete utilizzare dei diaframmi chiusi (almeno f/8) per evitare di avere parti dell’oggetto sfocate e quindi i tempi di esposizione saranno piuttosto lunghi.

Ed ecco un paio di foto di esempio fatte utilizzando questo lightbox. I risultati non sono entusiasmanti, ma ho utilizzato soltanto una lampadina, con due o tre le cose dovrebbero andare nettamente meglio.

Dic
29

Credo che questo video illustri meglio di tante parole come è semplice sviluppare rullini bianco e nero in casa.

Per una tabella completa dei tempi del bagno di sviluppo con le diverse emulsioni e i diversi chimici, date un’occhiata qui: http://www.digitaltruth.com/devchart.php (ho sviluppato diverse pellicole con i tempi indicati, operando anche sotto/sovrasviluppi quando necessari, e mi sono sempre trovato bene).

Dic
28

Ok, eccoci al primo post “pratico”. Cercherò di spiegare i vari procedimenti nella maniera più chiara possibile, cercando di non trascendere  in muciaccismi (http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Giovanni_Muciaccia). Se avete dubbi o volete suggerire miglioramenti lasciate pure un commento.

Per prima cosa chiarisco che questo post è una summa di diversi tutorial in italiano e in inglese che ho trovato in rete: ho cercato di prendere il meglio da ogni idea e poi ho provato le diverse soluzioni. Ho avuto poco tempo per fare prove, ma i risultati non mi dispiacciono per niente. Ecco qui un esempio di cosa sono riuscito ad ottenere con questo filtro:

Il filtro toglie circa 14 stop,  quindi si riescono ad ottenere tempi molto lunghi anche in condizioni di piena luce. I problemi che si possono verificare usando questo filtro, cioè le dominanti verdi e la vignettatura, sono facilmente risolvibili in postproduzione se scattate in digitale, mentre se utilizzate la pellicola non è consigliabile usarne una a colori.

La prima cosa che vi serve è un vetro da saldatore, reperibile senza grossi problemi in ferramenta. Le dimensioni standard sono 75mm x 100mm, per taglie più grosse (utili per i grandangoli con filettatura superiore a 67mm, il perchè è spiegato dopo)  bisogna cercare un po’ di più, ma nella grande distribuzione è facile trovarli. Il costo va da 1,50 a 2 euro.

Per fissare il vetro di fronte all’obiettivo potrete usare degli elastici, ma è una soluzione poco pratica, visto che per inquadrare e mettere a fuoco dovreste ogni volta togliere il filtro e poi rimetterlo.

Un’altra soluzione potrebbe essere quella di prendere un filtro UV e sostituirlo con quello da saldatore, ma se non ne avete uno in casa risulta essere una soluzione piuttosto dispendiosa e comunque poco pratica.

La soluzione migliore è quella utilizzare un portafiltri (e ovviamente un adattatore del diametro dell’obiettivo che vogliamo utilizzare per le lunghe esposizioni) della serie Cokin. Se non vivete in grandi città, difficilmente troverete nei negozi il portafiltri, soprattutto quello del sistema P (http://www.cokin.fr/ico15/ico15-haut.html#a) , che serve necessariamente per gli obiettivi con diametro superiore a 67mm, cioè quasi tutti gli zoom grandangolari. Su Ebay diversi venditori tedeschi e inglesi hanno questi articoli a prezzi abbordabili, quindi il problema è facilmente aggirabile.  Il diametro dei filtri da utilizzare è 82mm, quindi avrete bisogno di un vetro da saldatore che abbia due lati esattamente di quelle dimensioni.

Utilizzando questo filtro si lavorerà sempre con tempi di esposizione piuttosto lunghi, quindi sarà necessario uno stativo ed è consigliabile l’uso di un telecomando o di uno scatto flessibile. Se la vostra fotocamera ve lo permette sarebbe cosa buona e giusta anche attivare il blocco dello specchio. I migliori risultati si ottengono con pellicole a bassa sensibilità oppure, per quanto riguarda il digitale, con valori  ISO bassi.

Le possibilità creative offerte da questo tipo di filtro sono diverse, se si dispone di un buon sistema di illuminazione sarà possibile ottenere effetti molto particolari anche nella fotografia in studio. Il filtro ha una la sua funzione anche nella fotografia di architettura (per escludere alcuni elementi dinamici che possono essere di disturbo, come la gente che passa di fronte a un monumento) e ovviamente nella fotografia di paesaggio per avere, ad esempio, gli effetti che si notano nella fotografia inserita nell’articolo.

Dic
27

Per scrivere con la luce basterebbe soltanto una scatola con un minuscolo foro e una lastra di materiale sensibile. In un paio di secoli c’è stata più di qualche evoluzione ma il principio è rimasto sempre lo stesso. Il primo passo da fare se si vuole cominciare a fotografare è prenderne coscienza (dato che questo concetto non è poi così scontato). Per quanto assurdo possa sembrare, la fotocamera professionale utilizzata dal fotografo di moda e quella del vostro cellulare funzionano secondo gli stessi principi fisici, che sono poi quelli del foro stenopeico. Variano soltanto le possibilità creative offerte dall’oggetto e la qualità dell’immagine prodotta. Se vi avvicinate alla fotografia per questioni lavorative oppure spinti dal feticismo per l’ultimo ritrovato tecnologico vi consiglio di badare soltanto alla qualità dell’immagine e vi informo che forse questo blog non fa per voi. Se invece vi avvicinate alla fotografia spinti dalla voglia di fare qualcosa di creativo e di stimolante per voi stessi, allora nella scelta della fotocamera dovreste privilegiare la possibilità di gestire i parametri per ottenere il risultato voluto. Prima di scegliere una fotocamera però bisogna conoscere almeno sommariamente quali sono questi parametri. Cercherò di procedere per ordine:

1) Per prima cosa vi occorre un manuale di fotografia, per esperienza posso dire che si differenziano l’uno dall’altro soltanto per piccoli particolari, ma i principi fondamentali sono talmente semplici che un manuale vale l’altro. In rete potrete trovare una miriade di risorse, come ad esempio questo sito: http://www.internetcamera.it/corsi/cbf/corso_base_di_fotografia.asp. Oltre ai siti si trovano manuali anche sui programmi di P2P come Emule o Soulseek. Se preferite la carta allora date un’occhiata alle bancarelle di libri usati e dovreste facilmente trovare ciò che vi serve pagando pochi spiccioli.

2)  Ora vi occorre una fotocamera:  l’unico requisito fondamentale è che questa abbia la possibilità di impostare manualmente i parametri di scatto. La cosa è possibile con tutte le fotocamere reflex, digitali o a pellicola e anche con alcune compatte. Quindi andrà benissimo anche una fotocamera con diversi decenni di età, magari ereditata da qualche amico o parente. Nel caso non abbiate in casa una fotocamera, fate un giro per i mercatini oppure su Ebay, con poche decine di euro troverete quello che vi serve. La convinzione che senza una fotocamera digitale da migliaia di euro non si possano scattare fotografie degne, qualora non ve ne foste ancora accorti, esiste soltanto nel dorato mondo della pubblicità, nel mondo reale invece si riescono a realizzare ottime cose anche con una vecchia fotocamera sovietica e un semplice obbiettivo 50mm.

3) Se avete scelto una fotocamera a pellicola, dovreste procurarvi il materiale sensibile. La brutta notizia è che è quasi impossibile produrre materiale fotosensibile in casa, quella buona è che non esistono soltanto Kodak e Fuji ma ci sono anche pellicole economiche e dall’ottima resa come Lucky, Fomapan e Efke. Anche in questo caso Ebay è molto utile per procurarsi il materiale spendendo poco.

In questo primo post ho parlato soltanto delle basi, indicando il modo per iniziare a fotografare senza spendere (quasi) nulla, nei prossimi interventi inizierò a pubblicare qualche breve guida (da non prendere MAI alla lettera, cercate di considerare le guide come punto di partenza e non di arrivo) su come costruire con materiali di facile reperibilità diversi oggetti che possono ampliare le possibilità creative della fotografia.

Dic
27

L’acronimo D.I.Y. sta per Do It Yourself, che equivale più o meno all’espressione italiana “fai da te”, anche se quest’ultima locuzione mi fa pensare ad annoiati impiegati middle class che costruiscono oggetti inutili seguendo istruzioni preconfezionate e spendendo inevitabilmente più del necessario. Nessuna creatività nè novità, soltanto imitazione pedissequa e ottusa al servizio del business.
Per spiegare lo spirito del D.I.Y. e allo stesso tempo entrare nell’argomento di questo blog, cioè la fotografia, dovremo fare un salto indietro nel tempo di diversi secoli, quando la luce poteva soltanto essere letta ma non memorizzata. Sin dal Medioevo era nota la “camera oscura”, ossia una semplice scatola chiusa con un piccolo foro che serviva a proiettare l’immagine capovolta di quanto stava davanti al foro. Agli inizi del diciannovesimo secolo, dopo innumerevoli ricerche e tentativi, finalmente vennero scoperti dei supporti sensibili alla luce che permettevano di fissare quell’immagine in maniera permanente (o meglio, durevole nel tempo). Era nata della fotografia (che letteralmente significa “scrivere con la luce”).

La prima fotografia

La fotografia nasce quindi dalla manipolazione di oggetti di uso quotidiano (come per gli artisti la camera oscura) o anche meno comune (ad esempio le varie sostanze fotosensibili) per realizzare qualcosa di nuovo, rispondendo così alle esigenze creative che ognuno di noi sente. Ecco spiegato in breve cos’è il D.I.Y. e il forte legame che sussiste con l’arte di scrivere con la luce. Che il blog abbia inizio.